London calling

London calling … cantavano i Clash nel 1979, quando il punk stava per passare il testimone alla musica dei “fantastici anni ’80”.
Trasformo il significato originale del titolo della canzone a mio uso e costume, cercando di trasferire in un breve articolo i miei sentimenti verso Londinium, così l’avevano battezzata gli antichi romani, e tutta la terra d’Albione.
Che poi, con l’avanzare dell’età, e forse di una pseudo saggezza, mi rendo conto di quanto non ci sia paragone di nessun genere tra Gran Bretagna e Italia, che ancora una volta vince perché, si sa, tutto “it’s coming Rome”.
È così che il fiabesco cottage nel verde countryside britannico deve lasciare il gradino più alto del podio ad un casale in pietra, e non solo, nell’incomparabile paesaggio italiano.
Ma l’articolo vuole testimoniare l’attrazione, e l’affetto, per le terre d’oltremanica e quindi accantono i sani e giustificati patriottismi per sproloquiare di Londra e dintorni.
Il primo viaggio a Londra fu nel settembre 1989, con Elena, l’amica di sempre; ancora si prenotavano i viaggi ed i soggiorni nelle agenzie di viaggio.
Un volo Alitalia ci portò ad Heathrow, dove imparammo subito a conoscere l’efficientissima London Underground, “the tube”, rappresentata in quel caso dalla blu Piccadilly Line che ci condusse direttamente in Earl’s Court e al Barkston Hotel.
Fu una vacanza “turistica”, visitammo (quasi) tutte le attrazioni culturali della metropoli inglese. Ed io mi innamorai di questa città in cui tradizione e innovazione si contaminano e si integrano l’una nell’altra.
Potrei raccontare, a mo’ di sintetica e modesta guida, dell’importanza che rivestono i grandi corvi neri della Torre di Londra (la loro estinzione comporterebbe la caduta del Regno e della Gran Bretagna tutta) oppure di tutta la storia che appare ai vostri occhi appena salite le scale della fermata Westminster dell’underground (il celeberrimo Big Ben, il Palazzo di Westminster sede del parlamento inglese, la Westminster Abbey da non confondere con la non distante Cathedral cattolica).
Potrei anche ricordare che la commerciale Oxford Street è la trasposizione in scala maggiore del nostrano meneghino Corso Buenos Aires e che al centro dell’illuminatissima e caoticissima Piccadilly Circus si erge la statua dell’Angelo della Carità Cristiana (a volte scambiato per Eros).
Potrei inoltre suggerire che forse non vale la pena attendere il cambio della Guardia in Buckingham Palace, se non ne siete appassionati, e ricordarvi che se vi sedete sulle sdraio negli attigui Green Park e St. James Park (e negli altri parchi della città) dovete pagarne il noleggio.
Ne è passata di acqua sotto i ponti del Tamigi dal 1989, e Londra è diventata per me una necessità, una cara amica da visitare ogni volta che è possibile; ho perso i conti delle mie incursioni in città, magari improvvisate per un concerto oppure pianificate per far conoscere ed innamorare di Londra anche Giac.
Il covid, per ultimo, e altri motivi, ci hanno limitato le incursioni sul territorio da cui manchiamo dal giugno 2012, anno del 60° giubileo della Regina. Festa grande nel Reame, ovunque manifestazioni e occasioni per celebrare i sessant’anni di regno di Elisabetta, nei negozi, nei pub, nei manifesti pubblicitari. Negli ultimi tempi, percepisco anche in Italia un maggior amore verso la nostra terra, almeno a livello di bandiere…
Se non si sono “evoluti” in questi ultimi dieci anni, nel Regno Unito continuano ad avere prese di corrente e interruttori esteticamente brutti (lo so, non è importante ma anche l’occhio vuole la sua parte), continuano a non avere il bidet nel bagno e nemmeno il miscelatore per acqua calda e fredda (il malaugurato ospite dovrà prendere un po’ di acqua calda da un rubinetto e un po’ di acqua fredda dall’altro, con fatica perché i rubinetti sono praticamente appiccicati al lavandino).
Tra il peggio dell’assurda igiene inglese, in un hotel di Birmingham sono salita su un ascensore foderato della sempre presente moquette anche sulle pareti. Devo confessare, con un po’ di vergogna e di dispiacere, che durante i vari soggiorni nella città delle Midlands non ne ho mai visitato il centro storico, mi sono sempre fermata al richiamo delle sirene del Ronnie Scott’s (tavolino fisso front stage).
Ma, come sono questi inglesi? Sicuramente sono molto sicuri di sé, del loro glorioso e opinabile passato coloniale, e non solo, un po’ come i francesi. E sono molto legati alla loro bandiera. E anche alla loro lingua; ricordo quando nel 1989, con Elena, chiedemmo un’informazione per come raggiungere Greenwich (avete mai percorso il tunnel sotto il Tamigi?) ad una signora che rispose alla nostra pronuncia ripetendo quello che a me sembrava la stessa parola detta da noi…
Fu nel 1989 che scoprimmo una Calabria Road, nel vivace quartiere di Islington, ed una Sicilian Avenue in Bloosmbury, bella zona residenziale e culturale che ospita il British Museum.
Cosa è che attrae milioni di persone che si riversano sulle sponde del Tamigi? Sicuramente tanta storia e arte (sebbene infinitamente meno di quanta se ne può trovare in ogni angolo del Bel Paese) ma anche avanguardia nella moda (più o meno discutibile) e nella musica. Forse più di tutto, la vera calamita è la sensazione di libertà che trasmette Londra, la sensazione di sentirsi sempre giovani, forse anche la possibilità di essere al centro del mondo grazie a tutte le etnie ed ai loro usi e costumi.
Forse sono sensazioni solo per turisti, l’erba del vicino è sempre più verde…
Di sicuro, un giro per il sempre più turistico, e quindi meno vero, Camden Lock market vi farà comunque vivere un’esperienza originale, magari avrete occasione di incrociare un vero punk. E potrete navigare sul Regent’s Canal.
Camden si trova nella zona nord di Londra, che è la mia preferita, inizialmente conosciuta cercando le origini dei miei “eroi” musicali ma poi apprezzata per tutto il contesto che la riguarda.
Talvolta, nei pochi giorni a disposizione per visitare la città, si visitano solo le principali attrazioni trascurando altre mille interessanti offerte.
Se ancora non ci siete stati, fate un giro sulla linea nera dell’Underground, la Northern Line – Northbound, e fermatemi alla stazione di Hampstead: appena risaliti dalle profondità con l’ascensore, vi troverete letteralmente in un villaggio di campagna pur restando in città. La vivace ed elegante Hampstead High Street vi accoglierà e vi introdurrà in un ambiente dal quale farete fatica ad allontanarvi; zona residenziale benestante e vip, non ostenta il lusso di altre zone più famose, vi accompagnerà a conoscere l’immenso parco di Hampstead Heath, un tempo riserva di caccia per reali e signori.
Beh, potendo usufruire di un futuristico teletrasporto, che mi riporti immediatamente alle mie radici per necessità o per incontrare le irrinunciabili amiche/ci (alcune delle quali, sono sicura, si trasferirebbero anche loro in zona), potrei proprio decidere di vivere in Hampstead, perché il mondo bucolico inglese attira…
Certo, mille altre zone di Londra sono attrattive a seconda delle proprie esigenze e dei propri gusti.
Il classico ed elegante mondo di Mayfair, dove troppo lusso rende l’ambiente per me molto asettico e un po’ appariscente.
La zona dei musei scientifici attorno a South Kensigton è d’introduzione al rinomato e affascinante quartiere di Chelsea e alla sempre attuale King’s road.
Pochi passi a sud dell’importante strada commerciale e potrete sedervi su una panchina, per un piccolo break, lungo il Tamigi e poi magari ricominciare a macinare km in direzione Westminster ed i suoi percorsi reali.
Oppure risalire verso nord e perdervi nell’immenso Hyde Park, dopo un giro per Harrod’s in Knightsbridge.
Che siate amanti della musica o che semplicemente vogliate farvi immortalare sulle strisce pedonali più famose del mondo, prendete la Jubilee Line e scendete alla fermata di St. John’s Wood: dovrete “mettervi in fila” per farvi scattare, e ricambiare allo stesso modo, una foto davanti agli studi di Abbey Road. Potrete essere visti in diretta dai vostri amici che si collegheranno all’indirizzo web https://www.abbeyroad.com/crossing
Se non vi fermate a Londra semplicemente tre giorni in cui dovete divorare più attrazioni possibili, tutte documentate su una cartina turistica, o sapete già che ci tornerete, sulle sponde del Tamigi, perché vi state innamorando dell’aria di Londra, acquistate il piccolo utilissimo libro/atlante London A-Z che vi guiderà verso tutte le strade della greater London (prestare attenzione al codice postale, potrebbero esserci due indirizzi molto simili).
Perché a Londra ci sono streets, roads, squares, mews, lanes, places, corners.
A proposito di corner, non distante dal Marble Arch, angolo nord est di Hyde Park ed inizio, o fine, di Oxford Street, potrete imbattervi in oratori più o meno improvvisati che esprimono il loro punto di vista. L’accesso è libero a tutti coloro che espongono le loro opinioni in modo decente; nel caso vi sentite di dover dire la vostra, preparatevi un discorsetto e salite sulla sedia del caso.
Non è possibile sintetizzare una Londra immensa, lascio solo un po’ di curiosità per chi ancora non è passato da quelle parti.
Sicuramente, meritano una visita la Torre di Londra e dintorni: il vicino Tower Bridge e i ristrutturati docks, ambiti per residenza e vita mondana.
Si potrebbe fare un giro anche al Globe Theatre, di shakespeariana memoria.
Quello che davvero fa la differenza in un viaggio a Londra, non sono i mille interessantissimi musei ma il modo di vita, fondamentalmente così diverso dal nostro mondo mediterraneo.
Quanti giri in Soho e Covent Garden! Librerie imponenti o intime, negozi di dischi, cucine orientali, teatri.
E quella sensazione di sentirsi “vivi”, “stimolati” e liberi, come scrivevo prima, da qualsiasi restrizione (sempre restando nel lecito).
Tempo a disposizione permettendo, se siete amanti del verde, non potete perdervi gli importanti e maestosi Kew Gardens; non semplici giardini ma una struttura di primaria importanza per lo studio delle piante. Imperdibili le enormi serre vittoriane, in vetro e ferro.
E se proprio non volete dedicarvi al verde, trasferitevi a Greenwich, dove potrete salire sulla collina e farvi una foto vicino al Meridiano 0, dopo aver visitato il museo navale ed il veliero del diciannovesimo secolo Cutty Sark, che solcò gli oceani sulla rotta del commercio con l’oriente.
L’ articolo sta diventando troppo lungo e quindi tedioso; rimando a futura ispirazione un articolo allargato a ciò che si trova fuori Londra.
Per il momento, con fantasia e nostalgia, alzo una pinta di birra (che non bevo) seduta sulle panche dello Spaniards Inn in Hampstead mentre attendo un goloso Sunday Roast.
Enjoy your trip to London!

Stella Ponzina

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