Round and round it goes

Ho recentemente postato un articolo sui Queen ma non ho ancora scritto un articolo dedicato alla mia band preferita, alla musica che mi tiene compagnia nei momenti belli e brutti della mia vita da ormai più di trent’anni (<emoticon che urla>).
Ladies and gentlemen, Spandau Ballet!
Lo so che tanti storceranno il naso: è una band che bada all’apparenza, non sanno suonare, sono canzoncine.
Così dicevano e scrivevano nella metà degli anni ’80.
Voglio smontare questa tesi, e ci tengo a farlo, perché gli Spandau Ballet sono stati parte integrante della mia vita.
La band nasce nel 1979 ed è tra i fondatori del movimento New Romantic, look ricercato e musica nei club di Londra; il Blitz ne diventa la sede.
Gary Kemp è l’autore di tutti i brani della band ed un chitarrista di cui mi piace molto lo stile, il fratello Martin suona il basso e ruba i cuori alle ragazze, in compagnia del polistrumentista Steve Norman che introduce il sax nel 1983 nella musica della band e ne rende inconfondibile lo stile, John Keeble è un batterista molto energico e rock, last but not least il cantante e frontman è Tony Hadley, una delle voci più belle al mondo.
Il primo singolo è “To cut a long story short”, forse il mio preferito di sempre, se ci può essere una preferenza.
Elettronica, in giusta misura, abbinata alla voce di Tony ancora un po’ giovane ed un ritmo incalzante. La versione live degli anni seguenti è parte trascinante dei loro concerti. Si salta dall’inizio alla fine.
Ecco, penso sempre che si valuti gli Spandau come una band che fa musica lenta, molle.
No, signori! Guardatevi un concerto sul web e scoprirete che si salta dall’inizio alla fine, eccetto per qualche canzone.
Dal vivo, i ragazzi suonano molto rock rispetto alle registrazioni in studio ed è quello che preferisco.
Il primo album “Journeys to glory” raccoglie nel titolo il destino della band, viaggi verso la gloria, e ad un anno di distanza, nel 1982 esce “Diamond” che contiene un altro successo come “Chant n.1”, ballabilissimo.
Con il terzo album, pubblicato nel 1983, avviene la svolta che li porta ad essere una delle band più conosciute anche a livello mondiale.
“True” da il titolo anche all’omonimo singolo che arriva in vetta alle classifiche e contiene successi come “Lifeline” che dal vivo è trascinante, “Communication” con un video spy-story e forse la più cantata “Gold”, un inno vero e proprio.
Nel 1984 la band sforna un altro importante album e con “Parade” si fa conoscere anche al grande pubblico italiano, con cui instaurerà un profondo rapporto d’amore che tutt’ora resiste, nonostante i problemi di cui scriverò.
Probabilmente è la performance di “I’ll fly for you” a San Remo ’85 che scatena la Spandau mania, contrapposta alla Duranmania dei paninari.
Sicuramente è grazie alla serata del Festival, che mi sono innamorata della musica degli Spandau, finchè morte non ci separi.
Qualcuno si stupisce di questo amore che sembra “esagerato” alla mia veneranda età di 52 primavere (perché una donna deve nascondere l’età? È come le rughe, mostra la vita di un individuo). Forse lo considerano un lato infantile del carattere di una persona.
Come dico sempre, gli Spandau non sono più posters attaccati al muro della cameretta di una ragazzina, non sono più semplici immagini proiettate sul televisore. Ho avuto la fortuna di conoscerli e di apprezzarli come persone, molto umane. Tony, in particolare, potrei definirlo un “amico”.
Nel 1986, i ragazzi pubblicano il capolavoro assoluto: “Through the barricades”, titolo dell’album e della canzone più bella scritta da Gary Kemp.
“Attraverso le barricate” è la storia d’amore di una ragazza ed un ragazzo nell’Irlanda del Nord, cattolici e protestanti, guerra civile…
“… and the stars reach down and tell us that there’s always one escape….”
Nel 1989 viene pubblicato “Heart like a sky”, con l’irrefrenabile “Be free with your love”, la nostalgica “Empty spaces” e la dolce “Matter of time”.
Purtroppo, è l’album che chiude la carriera degli Spandau, nel 1990 la band si separa.
Forse la causa scatenante è lo spazio che si sono presi i fratelli Kemp con la partecipazione in qualità di protagonisti di “The Krays”, la storia di due gangster realmente esistiti nell’east London degli anni ’50-’60. Gran bel film, ottimamente interpretato dai due.
Probabilmente i malumori tra alcuni componenti della band sono alla base dello scioglimento.
Sicuramente, la causa intentata, e persa, da Tony John e Steve nei confronti di Gary che si trattiene i diritti d’autore dimostra che qualcosa già non andava nella band.
Negli anni ’90, Tony intraprenderà una carriera solista che lo porterà gradatamente alla fama che merita.
Martin, eliminato fisicamente il basso, come lui stesso ha detto, si dedicherà alla carriera cinematografica, come il fratello Gary (ricordate l’antipatico Sy Spector in “Guardia del corpo”?) che pubblica anche un gran bell’album “Little bruises” che però non ottiene il successo meritato.
Steve e John resteranno nell’ambito musicale, a volte in concerto con Tony.
Nel 2009, l’annuncio inaspettato per tutti i fans: la band si è riunita. Hurraaaaaa!!!!
Dopo vent’anni, i cinque si ritrovano in studio e sfornano un ottimo nuovo singolo, “Once more”, che purtroppo non apre la pista ad ulteriori nuove canzoni, e annunciano un tour mondiale; io temo per loro che potrebbero incappare in un flop clamoroso (dopo tutto, mancano dalle scene da due decenni) che però non è, tutt’altro!
Le tre date nell’immensa O2 di Londra sono esaurite (le sacerdotesse ne sono partecipi, 3 date 3!) e credo che loro stessi si siano stupiti di un così grande riscontro.
In Italia suonano a Milano Torino Roma e Firenze ed ancora le sacerdotesse non possono mancare. 4 date 4! In prima fila. Dura ma remunerativa, la vita da fan.
In calce troverete il link di un intero concerto all’O2. Se non vi va di “subirvelo” tutto (non sapete cosa vi perdete!), guardatene almeno i primi minuti; l’introduzione  è adrenalinica al massimo, soprattutto per chi li ha aspettati per vent’anni. Soprattutto, è bello vederli nuovamente uniti e sorridenti.
Come già scrissi, nessun contatto diretto con la band, eventi troppo di massa e controllati dalla security. Solo con Tony riusciamo, a Torino, a chiacchierare qualche attimo. E’ un signore!
Il ghiaccio è rotto, gli Spandau sono ancora in strada, ma la strada è lunga perché dobbiamo aspettare altri cinque anni per tre nuove canzoni ed un tour che le sacerdotesse vivranno solo in Italia, nel 2015.
Per me, Milano Torino Padova Firenze Roma e Verona. Fantastico!
Sul palco, sono tutti in gran forma, non deludono.
Come non delude il docu-film “Soul boys of the western world”, Spandau Ballet e new romantic. Non ha ovviamente battuto il record di incassi di “Bohemian Rhapsody” ma è un must per chi è appassionato di musica.
Bastano due anni perché un nuovo annuncio shock geli tutti i fans. Tony si vede costretto a lasciare la band, scrive su twitter, per cause esterne alla sua volontà.
Da allora, ci sono tre categorie di fans: quelli che continuano a pensare che gli Spandau ci hanno comunque regalato bei momenti e che sono sempre i nostri eroi, qualunque cosa sia successa. Quelli che stanno dalla parte di Tony ma non se la prendono con la controparte, alias Gary, e quelli che invece optano per Gary e, visto l’annuncio, danno la colpa a Tony.
Forse perché lo conosco un po’, ritengo che Tony sia stato davvero costretto a lasciare il gruppo, non perché gli sia stato imposto dagli altri ma perché non può accettare certe situazioni.
Comunque la si pensi, trovo brutto prendersela con una delle due parti. Life goes on, mi disse John.
Gli Spandau Ballet, nel 2018, proprio in concomitanza con l’uscita in giugno di “Talking to the moon” (bellissimo e attualissimo album di Tony, lo consiglio vivamente) hanno annunciato di aver trovato un nuovo cantante, Ross William Wild.
Sono dalla parte di Tony e cerco di essere corretta, quindi non scrivo altro.
In ottobre, con Giac abbiamo festeggiato l’anniversario di matrimonio al concerto di quelli che continuano a chiamarsi Spandau Ballet ma che purtroppo non possono continuare a stare nel mio cuore.
Auguro loro buona fortuna e, come direbbe Tony in “What am I?”: …once we were so young thought we’d rule the world, how did this all came undone?….
Stella Ponzina

Spandau Ballet – Reformation Tour 2009

2 risposte a "Round and round it goes"

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  1. Cara Agnese .. . . . sono completamente d’accordo con tè ……… credo anche io che Tony. sia in qualche modo stato costretto ad andarsene dagli Spandau Ballet. E’ stato un vero peccato ma evidentemente non poteva proprio accettare alcune situazioni in atto nel gruppo.
    Mi dispiace molto ma gli Spandau Ballet senza Tony non riesco più a vederli come Spandau Ballet, anche se non incolpo gli altri Spandau per quanto successo.
    Una cosa è sicura ho sentito cantate il sostituto di Tony, non è un cattivo cantante ma non può sicuramente essere paragonato al nostro Tonazzo 🙂
    Ho aggiunto nella sezione Siti Amici del Rifugio il link del tuo blog con la immagine di marcherite che hai in presentazione, visto che non ho trovato un banner
    Buona fine di gennaio e migliore mese di febbraio in arrivo

    "Mi piace"

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